Bill Viola per Capodimonte

3 Nov

Ecco il mio articolo d’approfondimento sulla mostra a Capodimonte di Bill Viola pubblicato ieri su Paneacqua.eu

 

Emiliana Mellone,   02 novembre 2010, 12:07

 

Arte:  Inaugurata il 30 ottobre presso il Museo di Capodimonte di Napoli, la personale di Bill Viola, maestro della video arte. La mostra rientra nell’ambito del progetto “Incontri con Caravaggio” e durerà fino al 23 gennaio 2011

Bill Viola è uno dei padri della Video Arte. La sua attività artistica inizia da giovanissimo, all’indomani dall’invenzione del primo videoregistratore nel 1967. Le potenzialità innescate da questo nuovo strumento, danno avvio ad una ricerca artistica innovativa, che fonda il suo assunto sulla concezione di “sensibilità digitale”. L’immediatezza, la forza comunicativa con cui si articolano le immagini in movimento o le più complesse sequenze audiovisive, seguono un sistema di coordinate spazio temporali che catturano completamente l’attenzione del fruitore. L’artista americano comprende prontamente la potenza percettiva del video e lo elegge suo medium artistico favorito.

 

“Bill Viola per Capodimonte” è un progetto artistico di notevole qualità che s’inserisce nel programma “Incontri con Caravaggio”, ideato per la celebrazione dei quattrocento anni dalla morte di Michelangelo Merisi. Già durante l’estate, gli itinerari caravaggeschi hanno riscosso un buon successo di pubblico e critica, tanto da prolungare il progetto in autunno, avvalendosi degli incontri con personalità artistiche contemporanee internazionali, invitate a confrontarsi in maniera del tutto personale, con il grande maestro lombardo. Il parallelismo tra Caravaggio e Bill Viola segue una sottile linea rossa, che rimanda a sensazioni ben precise. I lavori dell’artista americano sono teatralizzanti come i dipinti di Caravaggio, trasudano pathos ed intensità emozionali, tra spasmi fisici e contrazioni corporali dei personaggi che vi sono raffigurati. Ancora, le ombre nette e decise, il gioco delle luci, la predominanza di sfondi scuri e tetri, accomunano stilisticamente i due maestri apparentemente lontani secoli.

L’installazione di Bill Viola a Capodimonte, è presentata negli spazi della Sala Causa, la cui conformazione, ben si presta ad ospitare tale articolazione di lavori. Essa si compone di sei video fortemente lirici, mai presentati a Napoli prima. Il visitatore è accolto dal primo, geniale, video The Quintet of the Astonished (2000), che fa parte di una serie di lavori in cui in cui sono esplorate le emozioni umane universali, usando l’espediente tecnico della retroproiezione che frammenta i movimenti e le espressioni, ipnotizzando il fruitore. A seguire, l’opera Transfiguration (2008), rimanda ad un concetto tipicamente cristiano, riletto in chiave umana: un cambiamento di forma, un passaggio realizzato attraverso la catarsi dell’acqua e della luce, un’esperienza per il corpo e per l’anima. Proseguendo nel percorso, Union (2000) è la rappresentazione di un dittico moderno che riflette sul desiderio di completezza. Esso ci presenta un climax di sensazioni che portano al culmine fino all’improvvisa interruzione di un’ondata fisicamente violenta, che porta i protagonisti del video a trascendere dai loro corpi, per condividere sforzo fisico e forza di volontà.

Lo spazio principale della sala Causa presenta The Raft (2004), una videoproiezione su grande schermo su parete. In quest’installazione video/sonora, un gruppo di diciannove uomini e donne, all’apparenza chiaramente appartenenti a differenti etnie e ambienti economici, viene inaspettatamente colpito da una massiccia scarica d’acqua che ne mette in difficoltà la stabilità, riproponendo l’antico (ma sempre attuale) dualismo uomo – natura. Improvvisamente com’era arrivata, l’acqua si ferma, lasciando gli individui attoniti e increduli, alcuni sollevati, altri agonizzanti.

Bill Viola, The Raft (2004)

Il video è registrato su una pellicola ad alta velocità e si svolge a rallentatore, per mettere in risalto ed evidenziare le sottili sfumature di luce e colore nell’impatto esplosivo dell’acqua, nonché le espressioni e i gesti individuali dei personaggi. Infine, nell’ultima parte del percorso troviamo due opere nella stessa sala. La prima, Observance (2002) è un video a colori in HD, in cui i protagonisti sfilano lentamente verso il fruitore. Il loro sguardo è fisso, solenne, ma coperto da un’aurea di tristezza e malinconia, tutti i personaggi hanno come obiettivo il raggiungimento dell’inizio della fila per poter comunicare verso l’esterno attraverso gli sguardi, nell’era dell’incomunicabilità personale e dell’eccesso dei mezzi di comunicazione. Ultima opera dell’installazione è Three women (2008), anch’essa estratta dalla serie di “Transfigurazioni”. Il processo di metamorfosi visto in precedenza, assume una valenza collettiva e temporale. Protagoniste sono 3 donne di tre età diverse, che attraverso il simbolico passaggio nell’acqua, trasformano profondamente la loro essenza, irradiando queste sensazioni verso l’esterno, verso la percezione del pubblico.

Sei video fortemente incisivi, che puntano a stabilire un rapporto empatico con lo spettatore, in un dialogo a distanza, nel tempo e nelle tecniche, con la sensibilità caravaggesca.

 

Il progetto è stato promosso dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico, Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Napoli e la realizzazione si è resa possibile per il diretto coinvolgimento della Regione Campania – Assessorato al Turismo e ai Beni Culturali grazie al co-finanziamento dell’Unione Europea POR- FESR Campania 2007-2013; con la collaborazione del Ministero per i Beni e le Attività culturali- Direzione Generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee; con il supporto di Seda Group, Italcoat Group e Metropolitana di Napoli.

 

Considerazioni da blogger:

Mostra veramente notevole, molto bella.

Grave pecca: i servizi d’accoglienza e di informazione. Ho “osato” chiedere il nome di un’opera ad un’addetta all’accoglienza, che mi ha risposto: ” Non lo chiedere a me, io devo solo far entrare ed uscire la gente” (cit.)

-.-‘

Eppure le opere sono solo sei… Caro Responsabile delle Risorse Umane del Museo di Capodimonte, SELEZIONA il tuo personale!!!

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