Complessi di superiorità

15 Dic

Nell’arte ci sono artisti furbi che si credono intelligenti come Bill Viola, capace di accontentare quei collezionisti incerti se acquistare videoarte o arte rinascimentale, e artisti intelligenti ma non si sa quanto furbi, come De Chirico, che per fare troppo l’enigmatico a un certo punto ha iniziato ad apporre date false sui soi quadri, finendo per confondere tutti, compreso se stesso. Ci sono infine artisti furbi ed intelligenti allo stesso tempo.

In questi giorni ho notato sulle bacheche di FB un certo fermento critico in merito all’ormai consueta rassegna Napoli|Luminaria 03. Commenti scaturiti dall’intelligente quanto provocatorio post su Napoli Monitor (che non ha niente a che fare con il Monitore Napoletano, fondato nel 1799 da
Carlo Lauberg ed Eleonora de Fonseca Pimentel) intitolato: GLI ARTISTI CHE CI MERITIAMO#1.

Sullo stile del mi piace – I like – di Facebook ecco l’installazione sulla facciata del Comune, palazzo San Giacomo. L’opera progettata e ideata da IABO si chiama “I like Naples“. L’opera resterà esposta per tutto il periodo delle festività di natale: si tratta di una lightbox realizzata in materiale PVC (di dimensioni 200 x 270 x 15 cm), che rientra nel progetto Luminaria 03 a cura di Simona Perchiazzi.

Estratto da http://napoli.repubblica.it

Beh, chi legge il blog o chi mi conosce un pò sa che ho uno spirito pop. L’11 maggio scorso ho intitolato un post I LIKE IT ed esordivo dicendo “Per colpa di Facebook, siamo diventati troppo accondiscendenti. Piovono “Mi piace”, come fosse acqua”. Il che resta abbastanza vero.

Come si legge nel comunicato stampa: IABO gioca con il virtuale trasportando un segno immateriale nella dimensione reale, la forza di questa azione è da ricercarsi proprio nel passaggio di un simbolo composto da pixel dalla dimensione artificiale di internet a quella fisica. “I Like Naples” è un progetto provocatorio e ironico che vuole rappresentare anche un segnale positivo per il futuro di Napoli e incoraggiare una metamorfosi costruttiva della città.
(A.U.G)

Se contestualizzi un’opera, un’installazione o quello che è ormai l’arte è diventata, magari riesci a guardarla in modo meno impulsivo. Se l’I LIKE fosse stato messo sul Maschio Angioino o su un altro monu-mento cittadino, la discussione non si sarebbe creata. Parlatene bene, parlatene male, purché se ne parli.
Posizionarlo su Palazzo San Giacomo ha scatenato le ire degli oppositori oltranzisti (s’oppongono alla vita, in generale) e anche di quelli per cui Facebook è una trappola, una caXXata, ma che lo usano esattamente come tutti gli altri!.
“POtevo FaRlo anche io!!!” “Servi della gleba, vergognatevi!” “…E l’hanno pure pagato?”

…Che patetici! Io sono felice che per delle installazioni (che piacciano o meno) vengano scelti i lavori di GIOVANI Napoletani oggi e non più “minestre riscaldate” dei vecchi capisaldi del mercato dell’arte. Preferisco IABO all’ennesimo Kounellis in metropolitana.

Poichè l’arte è come il sesso: c’è chi quando la fa gode davvero e chi finge di godere. Ma posti di fronte all’arte vera di certo si prova piacere.

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