vergogna di un «borghese d’occidente»

6 Apr

Oggi non scrivo io, lascio scrivere a chi fa questo di mestiere e mi limito a condividere gli inviti alla partecipazione e le testimonianze.
Mi riprometto sempre di parlare solo di arte e frivolezza, ma poi non ce la faccio.

Non ho mai veramente compreso perché un uomo con un solo pezzo di pane sia più disposto di uno che di pane magari ne ha da vendere a condividerlo con altri. I poveri conoscono l’arte dell’accoglienza, forse perché hannno conosciuto la verità della sofferenza. […]
Ai confini tra la Libia e la Tunisia migliaia di profughi, circa 150mila, occupano i campi allestiti dall’esercito e dalla società civile tunisina. Hanno creato in breve tempo un terreno di accoglienza, senza lamentarsi, senza fare discriminazioni; hanno saputo scegliere, certo non tutto può andare come dovrebbe, anche lì ci sono dei disagi, ma è una situazione di emergenza. […]
Ecco perchè è importante sapere che il 7 aprile partirà quella che è stata chiamata la Carovana Uniti per la Libertà che ha come prima destinazione Tunisi; l’idea nasce da un appello di aiuto che le reti di solidarietà, che si sono formate nelle frontiere, hanno fatto in questi giorni.

Se volete anche voi contribuire nella raccolta del materiale o volete fare una donazione, sul sito www.globalproject.info troverete tutte le informazioni che vi servono.

Elisa Albanesi per XL Videodrome

Proprio su globalprogect, ho trovato la storia di Doufakar, una tra tante. Eccola:

Doufakar, spigliato ragazzo ventottenne di Gabes, cittadina del sud della Tunisia, è partito il 18 Marzo in direzione Lampedusa. Ci racconta subito la portata tragica delle sue trenta ore passate in mare: duecentocinquanta uomini assiepati in uno spazio angusto, senza alcuna possibilità di movimento. Rischio costante di finire, irrimediabilmente, in acqua.
Doufakar è in Italia con il padre: duemila euro per entrambi, nessuna garanzia che ad attenderlo ci sia un futuro possibile. Si alternano, nel suo passionale racconto, momenti di sconforto preossochè assoluto in connessione con il pensiero della famiglia ancora in Tunisia e la sua condizione di precarietà assoluta, a momenti di improvvisi sorrisi, che lo attraversano appena prova ad immaginare il suo futuro nella stanca Europa.
Laureato in tecnologique, spera di trovare una professione che gli permetta in qualche modo di continuare a navigare nell’ambito della sua formazione. In alternativa, comunque, è pronto a svolgere qualsiasi tipo di mestiere. Destino che inevitabilmente ci accomuna. Doufakar lo sa bene, e sorride.

Le descrizioni dei momenti della rivolta in Tunisia sono poche e confuse. Doufakar non ne vuole parlare, e capiamo presto il perchè. Ha perso un amico, mitragliato da una macchina di passaggio mentre era al suo fianco. Non occorrono ulteriori analisi.
Doufakar preferisce, e noi con lui, provare ad immaginare il suo futuro più prossimo. Riprendere a praticare attività sportiva, ritornare a seguire i suoi club calcistici preferiti. Ascoltare i i suoi rapper preferiti, francesi ed algerini. Desideri di una vita cosi normale da sembrare, al momento, incredibilmente distante.
Doufakar ci tiene a commentare la situazione politica delineatasi in Italia. Sottolinea come l’idea del nostro paese che lo accompagnava prima di partire per il mare non fosse di certo lusinghiera, ma che non si sarebbe mai aspettato che nell’opulento occidente lo si abbandonasse per sei giorni su una spiaggia di Lampedusa. Poi ci racconta di come, nei fatti, la situazione politica a Tunisi non sia cambiata in maniera rilevante. Immancabili riferimenti al baciamano di Berlusconi al leader libico, e ai bombardamenti di Tripoli.
Doufakar ci racconta dei suoi sette giorni di esistenza come volontario nel campo profughi al confine tra Tunisia e Libia. Una lezione di dignità che andrebbe urlata al mondo intero.
L’occidente cristiano a differenza di altri contesti culturali, come quello da cui proviene Doufakar, ha smarrito il senso della parola comunità.

Doufakar ha ragione, indubbiamente. Anche per questo torneremo ad abbracciarlo domani, e lo abbracceremo, lui e tutti, per sempre.


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