Pop: Warhol racconta gli anni ’60

24 Gen

Quando tra qualche centinaio di anni l’uomo ripenserà al XX secolo, quali immagini ce lo ricorderanno?

Il Novecento forse passerà alla storia per le fotografie dei campi della Shoah e del fungo atomico di Hiroshima, e forse le immagini positive della trasvolata atlantica di Lindberg e del suo arrivo a New York con centomila pagliette tutte uguali…
E poi ci ricorderemo quattro opere di Andy Warhol: Marilyn, Campbell’s Soup Cans, Electric Chair e Car Crash.

Warhol visse il suo periodo più creativo in un’America del tutto diversa da quella di oggi.
Un paese assolutamente bacchettone che delegava a gruppi di intellettuali alternativi, il compito di dimostrare che da qualche parte, un pò in California, un pò a New York, la libertà ci fosse davvero. I membri di un piccolo nucleo di borghesia illuminata correvano su e giù per le gallerie di New York e facevano da punto di connessione tra gli avvocati perbene uptown e la società bohémienne del Village…In quell’America, nell’ambito di un mondo caotico, probabilmente fasullo, Andy Warhol ha creato delle immagini che sono diventate storiche.

Come tutti i grandi artisti era capriccioso e rompiscatole. Invece di parlarti, ti fotografava.

Si chiude così, l’introduzione a POP – Andy Warhol racconta gli anni sessanta (ed. Meridiano Zero, 2008) libro ricevuto a Natale che finalmente mi accingo a leggere.
Volevo condividere con voi la curiosità di scoprire tutto sul genio della pop art, raccontato “direttamente” – o quasi – dalla sua penna.

“Questo libro è la mia visione del fenomeno pop a New york durante gli anni Sessanta. Nello scriverlo, Pat Hackett ed io abbiamo ricostruito quel decennio a partire dal 1960, l’anno in cui cominciai a dipingere la mie prime tele pop. E’ uno sguardo alla vita com’era in quall’epoca, per i miei amici e per me, ai quadri, ai film, alla moda, alla musica, alle superstar e alla rete di rapporti che formavano l’ambiente del nostro loft a Manhattan, il luogo chiamato Factory”.

Ed ecco l’incipit:

“Se fossi morto dieci anni fa, oggi probabilmente sarei un mito. Intorno al 1960, quando la pop art fece la sua comparsa a New York, il mondo dell’arte vi si tuffò con un entusiasmo tale che persino i suoi esponenti più conservatori dovettero finalmente ammettere che facevamo parte della cultura mondiale. L’espressionismo astratto era già divenuto un’istituzione quando verso la fine degli anni Cinquanta Jasper Johns e Bob Rauschenberg cominciarono a liberare l’arte dall’astrattismo e dall’introspezione. Poi la pop art rovesciò la concezione di interiore ed esteriore”.

Ed ora basta scrivere, che si va a leggere.

Le masse vogliono apparire anticonformiste, questo significa che l’anticonformismo deve essere prodotto per le masse. Andy Warhol

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: