Se questo è Rock…

15 Gen

Mi dispiace ammetterlo, ma il PAN più che ROCK, per me è LENTO!
Cito quel tormentone presentato da Celentano qualche tempo fa, quando andava ancora in tv, non perchè sia stata particolarmente assidua nel seguire il programma, ma semplicemente perchè alcune cose mutuate dalla tv entrano dentro di te sottoforma di apprendimento passivo e le citi, tuo malgrado, per rendere meglio l’idea.

Ieri ho visitato la mostra/evento sul rock e i suoi linguaggi al Palazzo delle Arti di Napoli.
Ancora prima di raccontarvi la mia esperienza specifica, non posso esimermi dal dire che il PAN è morto.
O meglio, forse non ha mai vissuto.
Mi ricordo il periodo dell’inaugurazione: “questo Palazzo diventerà un grande centro di sperimentazione e di ricerca sull’arte contemporanea” – si diceva.
A 6 anni dall’ inaugurazione dello spazio e del meraviglioso restaurato Palazzo Spinelli, io non c’ho mai visto niente di buono e di interattivo.

Gli opening delle mostre che temporaneamente “fittano” le sale, possono anche andare discretamente, ma poi: il deserto!
Sembra di camminare in un paese disabitato: zero calore umano, zero manutenzione, zero servizi.
Ovviamente neanche qui mancano i vigilanti che usano le sale come scenografia di foto a parenti goliardiche… ma questa è un’altra storia, che i dirigenti quasi, quasi si meritano.
Se questo deve esemplificare lo stato dell’arte a Napoli, sono abbastanza preoccupata e soprattutto sfiduciata!

Per quanto riguarda la mostra ROCK!, si prospettava come un’occasione interessante per fondere arte e musica.
Invece nelle cinque sezioni espositive, c’era ben poco di notevole.
Gli spazi museali, allestiti con le cornici d’Ikea, sembravano la mia cameretta con i cimeli e i biglietti dei concerti.

Pochi e non eclatanti strumenti musicali in esposizione, molti i pass di concerti e affissioni pubblicitarie, compresa la silhouette promozionale di Michael Bublè.
Inoltre, la presenza di vetrine indecorose per la fruizione, mortificavano addirittura i pupazzi e i gadget custoditi al suo interno.

Le “Cinque sezioni tematiche per raccontare oltre 50 anni di…rock!”sono confuse e la sezione dedicata alle “macchine parlanti'” sembra uno scaffale di Euronics.

Per quanto riguarda poi la sala “Napoli strizza l’occhio al rock”, io avrei cambiato titolo scrivendo “Napoli strizza l’occhio al prog”, poichè ampissimo spazio è dedicato agli Osanna, che io – ovviamente, per un mio limite – non ho mai avuto modo di approfondire.
Strano, ma buono, trovare due cd “amici” in vetrina, poco storici, perchè contemporanei: quello dei The Collettivo e Foja.

Infine, l’ultima sezione, “NapoLiverpool: la leggenda dei Beatles e la musica dei Fab Four”.
Nonostante il titolo, la città partenopea non c’entra niente, tranne per un flyer con Peppino di Capri orgoglioso di aprire un concerto dei Beatles a Milano.
Sicuramente in questa sala le cose da vedere sono più interessanti, come le litografie di John Lennon per la mostra Bag One alla Galleria Ponte Sisto Arte Moderna, le foto del famoso bed-in con Yoko Ono ed altri schizzetti di Klaus Voorman.

Beh, dato che è gratis, se volete farci un salto, potete andare a cuor leggero.
Io personalmente, preferirei pagare, ma vedere una mostra evento veramente Rock!

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