L’Urlo di Ginsberg: la poesia in streaming

5 Gen

Quando le condizioni di salute non sono al massimo della forma e la flu ti indebolisce facendoti starnutire all’impazzata, che c’è di meglio di monopolizzare magavideo e vedersi almeno tre film al giorno?
Per ora me lo posso permettere ancora e quindi lascio che gli strascichi dell’influenza (oggi al quarto livello: Emy VS il temibile mostro siamese Occhiolacrimante e Nariceotturata) vadano via così.

Dopo questa breve introduzione che lascia percepire facilmente che ho giocato a Super Mario Bros e a Castelvania rispolverando il sempre tanto amato Nintendo nel corso della giornata, passiamo al proposito del post e recuperiamo un minimo di buonsenso. 🙂

Curiosando tra i film in uscita più o meno recente, ho scoperto che hanno realizzato un film su Allen Ginsberg, il poeta della beat generation, e il suo capolavoro generazionale l'”Urlo”.


«Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte da pazzia, morir di fame isteriche nude strascicarsi per strade negre all’alba in cerca di una pera di furia …»

Era il 13 ottobre 1955 quando un giovane poeta, dagli occhi ardenti dietro le lenti da miope e la voce swingante, leggeva pubblicamente alla Six Gallery di San Francisco il testo che avrebbe rivoluzionato la poesia e acceso le giovani menti della seconda metà del Novecento.
Il poeta era Allen Ginsberg, il poema, Howl (Urlo).
Un pugno nello stomaco per la crudezza con cui ritraeva l’altra faccia del sogno americano: droga, morte, solitudine, follia.*

Esso unisce rottura formale a protesta sociale, l’estremismo espressivo si appoggia a luoghi e temi nuovi:
i temi dell’universo urbano tecnologizzato sono fusi ad un’emozionante tensione lirica liberatoria e catartica.
Dal punto di vista formale, accanto ai modelli colti della recente poesia americana ed europea (tra cui Rimbaud, ovviamente), prendono posto le esperienze della musica jazz, i ritmi sincopati, l’improvvisazione.
E’ sperimentazione, è beat.

Il film prodotto da Gus Van Sant, fonde aromicamente tre piani narrativi: la vita del giovane Ginsberg, il processo creativo, ben reso attraverso le animazioni di Eric Drooker e poi c’è il processo penale, rigorosamente ricostruito sulle trascrizioni degli atti, che nel 1957 vide imputato Ferlinghetti, editore di Howl, per oscenità.
Degna di nota l’interpretazione di James Franco, intensa e verosimile, adagiata sulla perfetta colonna sonora di Carter Burwell.

Ma lasciamo che le recensioni le facciano gli esperti giornalisti cinefili.
Io che sono un’umile ed influenzata blogger mi limiterò a segalarvi il link di megavideo da cui poter vedere il film in streaming.

Bellissima la sentenza finale che “accresce un pensiero liberale ed educativo, facendo vincere l’onesta intelligenza che non si uniforma ad un modello unico e precostituito, perchè ad un autore è richiesta la verità quando scrive e perciò gli deve essere consentito di esprimere liberamente contenuti e parole”

Fernanda Pivano, che fece conoscere gli autori beat ai lettori italiani, ricordava: “Il mio primo incontro con Kerouac è stato a San Francisco. Avevano fatto un reading alla galleria Six e c’era questo gruppo di poeti che adesso sembra l’uovo di colombo ma che allora non ci si pensava… c’era Ginsberg, che aveva letto per la prima volta l’Urlo. Ed era stato una specie di glorioso trionfo questo Urlo, era l’inizio di una storia che ha cambiato il mondo”.

ENJOY!!!

*da Il Fatto Quotidiano del 23.08.2010

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