Lynch musicista, Burton al MOMA e Monicelli sui libri di letteratura

1 Dic

Inizio questo mese di Dicembre, dedicando un post alle ultime sperimentazioni di alcuni tra i miei registi preferiti.

Primo genio creativo in questione è David Lynch, artista eclettico, già cimentatosi nella scrittura e nella pittura. Dopo l’indimenticabile serie televisiva Twin Peaks (ancora mi chiedo chi abbia ucciso Laura Palmer…), i film surrealisti (Velluto blu, Strade perdute, Mulholland Drive, tanto per citarne qualcuno), le opere pittoriche e scultoree in esposizione alla Triennale di Milano del 2007 con la mostra “The air is on fire”, è giunto il momento di sperimentare con la musica.

Il primo singolo lanciato sul mercato di I-Tunes da Lynch si chiama “Good Day Today”, ed anticipa l’album che sarà distribuito dall’etichetta inglese indipendente Sunday Best.

Commenta il regista: “In tutti i miei film, sono sempre stato molto coinvolto da ciò che si sente. La creazione di questo disco è una naturale estensione del mio amore del suono e della musica. Sono molto felice di essere con la Sunday Best per l’uscita di “Good Day Today” e “I know”. Questo sembra un buon partenariato – e non vedo l’ora che tutti abbiano un “Good Day Today”.

Ecco la canzone in questione:

Come nei suoi film anche qui emerge una forte componente surrealista, sequenze oniriche di vocoder e suoni elettronici estremamente suggestivi. A me personalmente ricorda i pezzi più “allegri” (e meno belli) di Silent Shout dei Knife, del 2006. Vedermo il prossimo singolo se sarà convincente, intanto aspetto con più ansia il suo prossimo film!

Il secondo regista di cui voglio scrivere è Tim Burton. Le sue opere iniziali mi sono piaciute talmente tanto da indicarlo tra i miei registi preferiti in assoluto, ma da qualche film a questa parte, pare che anche Timothy si stia crogiolando sugli allori del successo, nonostante egli stesso dichiari:

« A Hollywood ci vado solo per lavorare, non vivo più a Los Angeles; la mondanità non mi piace, mi sento vicino ai miei personaggi, poco integrati e in conflitto con la società: anch’io tendo a interiorizzare tutto, sono chiuso, solitario e arrabbiato. »

E’ inutile dirvi quanto adori i suoi film, in particolare Beetlejuice – Spiritello porcello, Batman, Edward mani di forbice e Big Fish…La fabbrica di cioccolato e poi il più recente Alice in the Wonderland, pur essendo degni di essere visti, personalmente non hanno soddifatto a pieno le mie aspettative. Forse perchè ne avevo molte a riguardo 🙂
Ma, lungi da me investire il ruolo di critico cinematografico e vengo a presentarvi il motivo per il quale l’ho inserito in questo post.

Tim Burton si sta dedicando ad un esperimento di arte partecipativa. Ha infatti invitato gli utenti di Twitter a scrivere una nuova storia con protagonista Stainboy, il personaggio dell’animazione in flash The Melancholy Death of Oyster Boy & Other Stories.

Connettendosi al profilo Twitter di Cadavre Exquis, qualsiasi utente Twitter può aggiungere alla storia una sequenza, partendo dall’ultima stringa digitata. Ne sta nascendo quindi una grande storia di un autore collettivo, iniziata il 22 novembre e in corso di sviluppo fino al 6 dicembre. Per adesso nessuno sa se Burton utilizzerà veramente la sceneggiatura per realizzare un’animazione, infatti è piuttosto occupato per girare il nuovo film, Dark Shadows con Johnny Depp.
La simpatica operazione, più che altro serve da lancio per la grande retrospettiva che il Moma sta dedicando all’autore di Nightmare Before Christmas.

Infine torno in Italia, con un pensiero a Mario Monicelli.
Anche chi non conosce tutti i suoi film, deve (e sottolineo DEVE) sapere l’entità della Supercazzola.

Il termine è un neologismo che indica un nonsense, una frase priva di alcun senso logico, piena di parole inventate sul momento, usata per confondere colui al quale ci si rivolge, rendendolo ridicolo di fronte agli astanti.
L’origine del termine è il film Amici miei (1975), che racconta le vicende di un gruppo di amici burloni che si divertono a corbellare il prossimo e fare zingarate fuori porta. È soprattutto Ugo Tognazzi, nei panni del conte Raffaello Mascetti, a “usare” la supercazzola, investendo la vittima della burla con una raffica di parole incomprensibili, spesso condite con turpiloquio mascherato.

Ecco la scena d’esordio di questo mito:

Nonostante alcuni possano trovarla soltanto una trovata comica, essa ha degli illustri antecedenti storici.
Secondo Wikipedia, la prima testimonianza di questo paradigma espressivo risale, con tutta probabilità, al Boccaccio. Nel Decamerone (Terza Giornata, Novella Ottava) si legge:

“Disse allora Ferondo:

– O quanto siam noi di lungi dalle nostre contrade?

– Ohioh! – disse il monaco – sevvi di lungi delle miglia più di ben la cacheremo.

– Gnaffe! cotesto è bene assai; – disse Ferondo”

e ancora (Ottava Giornata, Novella Terza):

“Disse allora Calandrino:

– Fostivi tu mai? A cui Maso rispose:

– Di’ tu se io vi fu’ mai? Sì, vi sono stato così una volta, come mille.

Disse allora Calandrino:

– E quante miglia ci ha?

Maso rispose:

– Haccene più di millanta, che tutta notte canta.”

In entrambi casi, lo scopo è, evidentemente, di confondere e gabbare il malcapitato interlocutore. Un’altra probabile fonte di ispirazione può essere ravvisata nella Disputa tra il Signor de’ Baciaculi e il Signor de’ Fiutapeti che compare nel Pantagruel[1], monumentale romanzo pubblicato nel 1532 da François Rabelais. La disputa consiste in due discorsi senza senso ma dalla forma tipica delle orazioni giuridiche, come pure la sentenza con cui viene risolta dal protagonista. L’episodio è gustosissimo nella traduzione di Augusto Frassineti. Nei suoi arditissimi sperimentalismi, Rabelais è forse alla fonte di molti altri arguti giochi con le parole.

Un antecedente storico più recente è nei Viaggi di Gulliver (Gulliver’s Travels, 1735) in cui l’autore, Jonathan Swift, per burlarsi dell’abuso dei termini marinareschi incomprensibili alla maggior parte dei lettori dei racconti di avventure, inserisce nel primo capitolo della seconda parte un’intera pagina di parole tratte dal linguaggio dei marinai e dei costruttori navali del tutto priva di significato per gran parte dei lettori.

Nell’opera Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart (1787, libretto di Lorenzo Da Ponte) il servo Leporello, imbarazzatissimo, deve rivelare a una delle vittime del suo padrone la realtà del suo agire di seduttore senza sentimenti, ed esordisce con: “Madama… veramente… in questo mondo / Conciòssiacosaquandofosseché… / Il quadro non è tondo…” (Atto Primo, Scena quinta).

Grazie Mario, e c’hai ragione, ci vorrebbe la Rivoluzione…con lo scappellamento a destra, come se fosse Antani. 😀

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